Come dice l'amico e maestro prof. Marco Aime, la gente vuole andare a Timbuktu perché evoca misteri, avventura e un mondo ancora esotico, ma la prima cosa che cerca è il wi-fi per connettersi con il mondo.

Questa volta sono felice e nello stesso momento chiedo scusa agli amici che stanno seguendo sempre con più interesse il nostro blog. Se scrivo con questo ritardo è perché avendo vissuto il Sahara, quello vero, dove la connessione è poca o inesistente, mi sono ritrovato ad aspettare il ritorno nella capitale per poter scrivere qualche riga.

E' stato e ve lo dico dopo 27 anni di viaggi e di vita vissuta nel Sahara, uno dei più emozionanti della mia vita. Celentano cantava dove c'era l'erba ora c'è la città, io posso cantare, scrivere, forse meglio dire dove c'era il deserto ora ci sono dei laghi. Laghi a perdita d'occhio, laghi meravigliosi con campanelle viola che facevano quasi da contorno agli Zebù, che sono delle vacche con la gobba, presenti solo nel sud dove c'è tanta acqua, ovunque in una zona dove a malapena ci possono stare le capre e i dromedari che hanno molto meno bisogno di acqua e pascolo, per questo è stato un viaggio davvero emozionante, senza contare la solita, meravigliosa e incredibile ospitalità mauritana dei nomadi, che questa volta ha toccato apici tra feste, con veri tamburi e, a sorpresa, carni, cous cous e litri di thè ovunque  e quindi seguiteci perché il prossimo viaggio sarà lungo l'Oceano Atlantico e ne leggerete delle belle.