C’era una volta uno scriba, un calligrafo, poteva tranquillamente scrivere in parsi, in cufico o in diwani.

Ma un bel giorno in sogno comparve una stella che indicava il Sud e un bel mattino caricò i suoi pochi bagagli su un asino e si diresse a sud, verso il deserto, senza sapere esattamente dove andare, ma sapeva che doveva andare a sud, il deserto lo stava chiamando.

Per giorni e settimane incontrò sete, fame e scorpioni, fino a che raggiunse un’oasi, la sua oasi.

Cambiò la sua cavalcatura, da un asino passò al cammello, la nave del deserto, finché raggiunse la sua meta e qui vide una donna seduta in terra sulla sabbia che scriveva ma con segni strani che lui non aveva mai visto, croci, cerchi, diagonali, quadrati che non avevano nulla a che vedere con la sua bella scrittura e le disse: “quanto son brutti, ridicoli e inconsistenti i tuoi segni”.

La donna lo guardò e gli disse: “io non ho bisogno del calamo e dell’inchiostro, a me basta il mio dito e la sabbia per scrivere”.

Disse che si trattava del Tifinagh, la scrittura dei Tuareg, di origine fenicia, che si può scrivere dall’alto in basso e dal basso in alto, da destra a sinistra e da sinistra a destra.

L’uomo si sedette a fianco alla donna e cominciò anche lui con il suo dito a scrivere sulla sabbia e si rese conto che la sua mano era di nuovo ferma e salda per poter scrivere di nuovo come un tempo, quando era giovane e forte.

La donna gli disse solo questa raccomandazione: “quando la tua mano ricomincia a tremare siedi pure sulla sabbia, scrivi il Tifinagh e ritroverai la tua scrittura”.